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Ho messo via lo Storytelling per il concerto di Ligabue

Forse questo articolo dovrei scriverlo altrove, ma leggendolo capirete perché lo posto proprio qui, sul blog di un’agenzia di comunicazione. Sono stato al concerto di Ligabue e prima di dirmi “Chi se ne frega“, continuate a leggere. Non sono un grande fan del Liga, ma sono uno di quelli che non si tira mai indietro quando c’è da partecipare ad uno spettacolo. Ho visto di tutto, dai Folkabbestia a Shakira e non me ne sono mai pentito, nemmeno questa volta. Difendo il principio per cui un creativo (o presunto tale) dovrebbe interessarsi, se non di tutto, di molto. In particolar modo di ciò che piace alla gente.

Non userò una parola fin troppo abusata, Storytelling, ma vi racconterò ciò che ho visto e vissuto e perché il concerto mi è piaciuto. In primo luogo perché non ho guardato sul palco, ma ho guardato nel prato. Durante l’esecuzione non cercavo Ligabue ma i volti delle persone. Ho visto una mamma cantare abbracciata alla figlia e mi sono detto “Cavolo, questa canzone ha 20 anni. Chissà se questa donna ha fatto l’amore mentre sentiva Bambolina e Barracuda” e ho immaginato una storia d’amore bellissima, e una mamma che fa conoscere il suo cantante preferito alla figlia.

Poi ho guardato quel signore che su “Ho messo via” ha preso il telefono ed ha fatto partire una chiamata. E mentre cantava piangeva a dirotto, come un bambino. Ho pensato ad una moglie che è andata via con qualcun’altro, ad un estremo e irrazionale modo di riconquistarla. Ho visto delle ragazze nemmeno maggiorenni cantare a memoria le canzoni degli anni ’90 e mi sono chiesto come e quando hanno conosciuto quelle canzoni che io strimpellavo con la chitarra al liceo. È vero gli accordi sono sempre quelli, mentre Ligabue è orgogliosamente invecchiato. I capelli non sono più neri e lunghi, le rughe si vedono tutte, ma una ragazza di vent’anni gli ha gridato “sei bellissimo” e anche io mi sono sentito meglio. Perché se sei sincero con i fan loro non ti abbandonano.

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E il buon Liga, talento discutibile per tanti (io di musica ne capisco poco) non è mai venuto meno a questa promessa. Ligabue dice cose scontate durante il concerto, ma nella sua semplicità rappresenta tutti: le mamme, i figli, le coppie, i single. È il cantante della mia prima storia d’amore, quello della seconda, della terza e forse pure della prossima. Perché a forza di mettere via sono cresciuto anche io, sebbene vent’anni siano passati in fretta. Ligabue non è un fenomeno, e forse alla gente piace proprio per questo. Perché è popolare, aggettivo che per molti è un insulto per me è un complimento. Magari se dico pop suona meglio, anche per uno che ha vissuto con la scusa del rock’and roll.

Vi lascio con il suo ultimo video. Per me uno spunto per parlare di Storytelling. Aspetto le vostre considerazioni.

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