Cristiana Colli Demanio Marittimo

La lunga notte di Demanio Marittimo (Intervista a Cristiana Colli)

Venerdì 21 luglio sull’arenile di Marzocca è andata in scena la nuova edizione di Demanio Marittimo Km278, la maratona di architettura, arte e design che ogni mese di luglio, ormai da sette anni, illumina la notte marchigiana con gli interventi di ospiti di rilievo nazionale e internazionali. Un evento culturale unico nel suo genere che quest’anno abbiamo raccontato a 360° con grande piacere (e un pizzico di orgoglio, lo ammettiamo) sui canali social dedicati: Mappelab e Gagliardini. A distanza di sette giorni dalla notte di Demanio, abbiamo chiesto a Cristiana Colli – ideatrice e curatrice dell’evento insieme a Pippo Ciorra – di concederci una breve intervista per approfondire il senso autentico di questa esperienza culturale.

Sappiamo che è un compito difficile, ma non possiamo sottrarci dal chiedertelo: a distanza di sette giorni dalla notte di Demanio, qual è il bilancio di questa edizione?
Questa settima edizione ha espresso nel migliore dei modi lo spirito originario di Demanio, ovvero quell’idea di perenne metamorfosi che riguarda la costruzione di spazi per le persone e le comunità. E l’allestimento, mai come quest’anno ha reso manifesto questo pensiero: i due palchi, uno di fronte all’altro, gli specchi nella forma della performance che muta e restituisce un’immagine mobile, un fuori fuoco, l’opposto dello stile da showroom, hanno creato un’agorà in cui si riflettevano situazioni di vita reale, in un divenire che costruiva in diretta. Una rappresentazione che più plastica di così era davvero difficile immaginare. Anche l’ideazione del terzo tavolo, dedicato al workshop della ricostruzione del territorio, è stata un’intuizione brillante, che ha sottolineato il senso progettuale intrinseco al format di Demanio. Senza dimenticare la qualità del programma, veramente ricco e sfaccettato: eccellenza nell’architettura, nell’arte, nella poesia e nell’animazione: Stefano Boeri, Mario Cucinella, Achille Bonito Oliva, Adrian Paci, Aldo Bonomi, Sislej Xhafa, Moataz Nasr, Giovanni Gaggia e Simone Massi solo per citarne alcuni protagonisti.

Parliamo dei ricordi e delle sensazioni più vive di questa edizione. Cosa porterai per sempre con te?
Sicuramente l’impressione di questa piazza chiusa e rassicurante ma anche aperta e piena di prospettive con una moltiplicazione delle immagini speciale e ipertestuale. Questo allestimento molto fisico e molto empatico l’ho trovato davvero emozionante e “diverso” rispetto alle passate edizioni, in cui l’elemento estatico legato al mare era dominante. E a proposito di partecipanti, si deve essere soddisfatti per l’affluenza delle persone giunte alla spiaggia di Marzocca: dal tramonto all’alba, oltre 5000 persone sono transitate al Demanio, più di 1400 copie di Mappe sono andate a ruba, e la dimensione social molto più strutturata anche grazie a voi. Numeri che ci fanno capire quanto la community di Demanio sia riconosciuta e apprezzata sia dal territorio sia dalle reti che ci seguono worldwide, anno dopo anno, edizione dopo edizione.

Come si è evoluto il Demanio Marittimo in questi primi sette anni di vita?
Questa settima edizione ha raccontato l’evoluzione di Demanio, attraverso l’evocazione di una storia italiana che ha portato le spiagge, i luoghi del margine, le mura e i parcheggi delle città a diventare veri e propri hub culturali. Parlo dell’Estate Romana. E’ una sensibilità che ci appartiene da sempre e da sempre ha caratterizzato ogni edizione di Demanio, con mutazioni ed evoluzioni nette, come la mappa introdotta 2 anni fa, che dilata il tempo e lo spazio in una sorta di upgrade progettuale. Per questa edizione, invece, penso al terzo palco dedicato al workshop della ricostruzione del territorio e alla performance live di Bruciati con i suoi talenti emergenti, a cui è stata data la possibilità di sperimentare una pratica artistica che cita quella cultura smart tipica della città turistica.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla prossima edizione?
Questo continuo upgrade ha portato Demanio a una sostanziale compiutezza e integrità del progetto, molto chiaro, coerente e leggibile. Credo si sia completato un ciclo e che si debba lavorare a un consolidamento ancora più all’insegna del radicamento territoriale e degli infiniti carotaggi cosmopoliti e multidisciplinari. 7 anni non sono pochi per un’esperienza del genere che, edizione dopo edizione, è riuscita a farsi riconoscere dalla community, dal territorio e dalla rete culturale nazionale e internazionale. Occorrerà capire molto bene quali mappe privilegiare, riconoscere i soggetti, condividere strategie obiettivi. Ci sono un’identità e un’eredità imponenti da rispettare: un format che in 12 ore esprime il senso di 12 mesi di lavoro, una community che parla ai luoghi e alle persone, un programma che esprime scelte coraggiose, ma sempre leggibili. Se pensiamo al tema dell’innovazione sociale quando è stato introdotto poteva sembrare estraneo al tema dell’architettura, e invece si è rivelato intrinseco, perché la vera ricostruzione non è mai per le pietre, ma per le persone. Ripartiremo da qui, perché Demanio è un progetto multiculturale che, per natura, non si pone limiti e barriere di nessun tipo, tantomeno concettuali.

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