Inbound-vs-Outbound-710x568

Marketing outbound ft Marketing inbound: interruzione e permesso

Il Marketing inbound non è meglio del marketing outbound, è semplicemente un modo diverso di approcciare al Cliente. Dipende da come volete conquistarlo. E dai valori che la vostra azienda (o il vostro personal branding) rappresenta. Ho detto conquistare? Sì, esattamente. Non ho detto aggredire. Ecco dire “aggredire il cliente” rientra nei consigli dei vecchi piani di marketing. Buttate via il manuale e prestate ascolto.

Conquistare vuoi dire attirare l’attenzione su di sé. Farsi notare. Far innamorare. Troppo difficile? Certo, e perché mai dovrebbe essere semplice? Immaginiamo di essere ad un party. Il tipo A rappresenta il marketing outbound. È quello che fa la battuta per primo. Che lascia il bigliettino da visita a tutti. Il tipo A punta sui grandi numeri, lascia il biglietto a 100 e spera di essere richiamato da 1. Il tipo A, se si innamora, prende subito… iniziativa. Il tipo A interrompe. È coraggioso, e questo va detto, ma a volte risulta molesto. Un rischio da correre. Ma anche no, dipende sempre dal brand che rappresenta.

Il tipo B rappresenta il marketing inbound preferisce ascoltare. Si accomoda in disparte, segue i discorsi e sceglie attentamente il gruppo in cui inserirsi con la battuta migliore. Pensa (spesso a ragione) di non avere una seconda buona occasione per fare un’ottima impressione. Il tipo A no, qualche battuta infelice gli scappa, ma se ne frega. Il tipo B aspetta che siano gli altri a fare il primo passo. Quando si sente considerato dà il meglio di sé. Una volta trovata la sua community riesce a integrarsi perfettamente. Il tipo B chiede permesso. Quando non l’ottiene però, resta in disparte. Di natura è timido, anche se sui Social fa il figo con tutti.

Il tipo B non vende e non si vende, ma non per questo non fidelizza. Se qualcuno decide di acquistare qualcosa da lui lo fa a lungo termine, perché instaura con lui un rapporto di fiducia. Non vende un prodotto, vende un’emozione. Il tipo A non si interessa del post trattativa. Una volta che ha venduto un prodotto pensa subito a venderne un altro. Il tipo A manda i fiori a casa prima di una storia d’amore. Il tipo B li manda durante. E voi, in azienda, avete mai visto come si comportano quei dipendenti che vanno in giro a vendere il vostro prodotto o a rappresentare il vostro brand?

Sono tipi A o sono tipi B? E la vostra impresa di cosa, o di chi, ha bisogno? Solo di una di queste due figure o di entrambe? Ha bisogno di marketing inbound o outbund? Io dico che ha bisogno di entrambe. Che il mix ideale per l’impresa non sia marketing inbound vs outbund, ma featuring. Che l’approccio del tipo A ha i suoi vantaggi, ma non a lungo termine, e che quello del tipo B è sopravvalutato in alcuni casi. L’importante è che l’azienda in questione riconosca i propri valori e le peculiarità dei propri dipendenti. Voi cosa ne pensate?

Cristiano Carriero

Condividi

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google Plus
  • Email
< torna indietro