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Non c’è piano editoriale che tenga

Otto dicembre: ho telefonato a casa, ho parlato come mia madre e le ho promesso che il 23 sarò a casa. “Mi sa che siamo solo io e te quest’anno” mi dice, con aria un po’ sconsolata. E chi se ne frega mamma, siamo o non siamo una famiglia? Ho persino fatto l’albero. Non è un granché anzi, posso dirlo senza tema di smentita, fa schifo. Però ci ho messo un po’ di libri intorno e l’effetto ottico non è da buttare. Ho cucinato, sono stato in palestra, nel primo pomeriggio ho sentito Jay Moye ad Atlanta, per parlare di Storytelling. Ho detto ai ragazzi del blog di rilassarsi, di dedicarsi alle loro cose perché oggi ci sono io a scrivere per loro. Inizia ad essere buio fuori e, devo ammetterlo, in queste giornate mi manca la mia città natale. Allora sapete che faccio? Scrivo. Scrivo perché quando ti senti emozionato, ispirato e sereno devi fare ciò che più ti piace. Potrei accendere la TV e… sintonizzarmi su uno dei mille canali del digitale.

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Ma preferisco fare ciò che amo, e non c’è piano editoriale che tenga perché una cosa viene bene se la fai per amore. Per amore scenderò a Bari a Natale. Per amore farò una telefonata tra 10 minuti, per amore ho scritto un nuovo libro e per amore faccio questo mestiere. Non importa che giorno è, ho la fortuna di fare un lavoro che amo e perciò sento scorrere le parole, non ho bisogno di guardare la tastiera mentre lascio andare le dita a pensieri che non faranno fare business a nessuno, in un giorno di festa, tanto meno a me. Ma forse possono far capire, e mi auguro lo facciano davvero, che dovreste sempre chiedervi se collaborate con persone che amano il lavoro che fanno. Perché sono quelle che vi aiuteranno a raggiungere gli obiettivi più ambiziosi. Mica come questo post che non va da nessuna parte. Buona Immacolata a tutti, e scusate se queste poche righe non sono contemplate nel calendario editoriale.

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