credit: Giovanni Lucarelli, Muster Fiordirisorse

Questa Agenzia ha un Manifesto della Bellezza

Ad una settimana di distanza da Blover, mi sono ricordato che non vi ho mai raccontato cos’è la bellezza per me. Anzi, per noi, in Agenzia. E così ho deciso di buttare giù un Manifesto della Bellezza. Sono un megalomane, lo so. Graziano, di mestiere Art Director, sta lavorando su un progetto, e così ho deciso di prendermi 10 minuti per osservarlo, e scrivere. Bellezza è la passione che ci mettiamo, quando facciamo qualcosa che ci appassiona. Nel nostro lavoro, più che in altri, è una questione di affinità. Se il cliente ci sceglie, diventa un partner, si fida: è qui che si crea il valore. Lavoro in agenzia(e) da qualche anno, ormai. Certo, non sono Leo Burnett, e non ho il curriculum del direttore creativo di Armando Testa, ma qualche esperienza reale posso raccontarla. Non c’è niente di peggio di un rapporto Cliente / Fornitore in Agenzia.

Io ti dico cosa devi fare, perché ti pago (forse) e tu obbedisci. Lei non sa chi sono io. Ebbene, vi racconto cosa succede dall’altra parte, la nostra. Il telefono squilla, rispondi tu? No, rispondi tu. È quel cliente insopportabile. Prima di farlo mi assicuro di non essere in colpa per qualcosa. Noi creativi abbiamo spesso questo senso di colpa, deve trattarsi di un qualcosa di atavico. No, comunque non lo sono. Ascolto, prendo appunti, in certi casi prendo ordini. Eseguo. Quale bel lavoro creativo verrà mai fuori? Dove si sarà nascosta la bellezza? Per fortuna, da un po’ di tempo a questa parte, cerchiamo di circoscrivere il più possibile queste situazioni. Se non ci piaciamo ci sono tante altre agenzie là fuori. Non sto dicendo che i clienti sono amici, ma che esiste il piacere di vederli, sentirli, sviluppare progetti per loro, quello sì.

È il motivo per il quale credo fortemente nelle piattaforme di project management, nella condivisione dei progetti, delle idee, nel pensiero agile. Iniziamo, sviluppiamo, cambiamo in corsa. È una cultura più vicina al Cliente, e che avvicina il Cliente a noi. Graziano continua a lavorare (come avrete capito io sono quello che scrive,  potete chiamarmi storyteller, content manager o più semplicemente cazzaro) con passione. Si vede quando un progetto gli piace, tra i suoi valori non c’è il denaro. Per un’azienda è una bestemmia, per lui no. Dedica la stessa cura alla multinazionale e alla bottega, perché nella sua cultura c’è la ricerca dell’efficacia, prima di tutto.

Gli chiedo cos’è il bello di questo lavoro. Mi risponde senza alzare gli occhi dal computer: la comunicazione non è bluffare, non è persuadere. È mettere davanti a tutto l’emozione, il risultato, vivere quello che stai per comprare. Mi fa l’esempio di Blover, appunto. La grafica è stata studiata per fare da cornice, per mettere la persona al centro. L’intento era far vivere l’evento. Bello è riuscire in un intento. Brutto è fare quello che è stato sempre fatto, perché si è sempre fatto così.

Bello, dicevo, è lavorare in continua collaborazione con il cliente, creare quello che gli esperti chiamano engagement, tirare le persone dentro i progetti, motivarle, costruire relazioni e sistemi che hanno un tasso moderatamente alto, perché no, di conflittualità. Se litighiamo vuol dire che vogliamo fare il meglio per un progetto, che non ci interessa chiuderlo per fatturare. Bello è il benessere di un’organizzazione: se siamo sereni, se abbiamo un po’ di tempo per studiare, leggere, confrontarci, scrivere un post, la performance è sicura, se corriamo (a vuoto) no. Anche a Beatriz piace tanto questo concetto. Eppure corre, eccome se corre. E allora ritagliamocelo questo tempo, anche se le cose da fare sono tante, perché non è vero che non c’è mai tempo. È solo una questione di priorità e di organizzazione. Bella è, per me, l’organizzazione. Dedicare attenzione al calendario, l’ossessione di Fabrizio e da qualche tempo anche la mia. L’avrete capito, io non sono quello creativo, ma quello innamorato dei processi. Quello che si emoziona davanti all’affermazione: la creatività senza velocità non vale nulla. L’avreste mai detto?

Perché è vero che bisogna ritagliarsi del tempo, ma anche la comunicazione non è più quella di una volta. Bisogna organizzarsi per portare valore al cliente in tempo reale, tornando a casa ogni giorno con la consapevolezza di aver imparato qualcosa di nuovo. E di poterlo trasmettere a qualcuno. Che sia questo il nostro manifesto della bellezza, o magari il nostro testamento. Perché in fondo il fallimento è solo un passaggio per l’innovazione. Allora se mai dovessimo fallire (in Italia sembra che tale parola non si possa pronunciare) preferiamo farlo a modo nostro. Consacrando la bellezza.

Ok amico Graziano, io l’ho scritto. Che fai, mi fai un’infografica? 

Cristiano Carriero

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